OMS: fino a 45% rischio demenza può essere prevenuto o ritardato
27 luglio 2026 – “Sebbene non esista una cura per la demenza, fino al 45% dei rischi può essere attribuito a fattori modificabili come il fumo, il consumo di alcol, l’isolamento sociale, la sedentarietà, l’inquinamento atmosferico e malattie non trasmissibili tra cui ipertensione e diabete”. Lo sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che pubblica oggi linee guida aggiornate sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza. “Oggi sappiamo più che mai cosa determina il rischio di demenza e queste linee guida traducono tale conoscenza in azioni concrete. I Paesi dispongono ora di raccomandazioni chiare e basate su evidenze scientifiche, che possono mettere in pratica immediatamente per proteggere la salute cognitiva delle persone”, dichiara il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. La demenza – ricorda l’agenzia delle Nazioni Unite per la salute – è una condizione causata da malattie cerebrali che colpisce la memoria, il pensiero e la capacità di svolgere le normali attività quotidiane. Oltre 57 milioni di persone convivono con la demenza in tutto il mondo e quasi 10 milioni ricevono una nuova diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer è la forma più comune e si stima che rappresenti il 60-70% dei casi. Oltre alla salute, la demenza compromette l’indipendenza, la dignità e la sicurezza di una persona, la sua capacità di lavorare e di svolgere le normali attività quotidiane, gravando al contempo sui familiari e chi si prende cura dei pazienti. La demenza comporta anche una perdita per l’economia globale stimata in 1,3 trilioni di dollari l’anno, di cui circa la metà è attribuibile all’assistenza non retribuita fornita da familiari e amici. Comprendere i fattori di rischio e intervenire per prevenire la demenza può migliorare la salute e la qualità della vita, aiutando le persone a vivere più a lungo, in salute e in modo più indipendente, sottolinea l’Oms.
Le nuove linee guida, rimarca l’agenzia ginevrina, riflettono “una significativa crescita delle evidenze scientifiche da quando l’Oms ha pubblicato le prime raccomandazioni sulla riduzione del rischio di demenza nel 2019”. Offrono dunque “raccomandazioni consolidate su come affrontare i comportamenti non salutari, gestire le condizioni mediche e ridurre l’esposizione a fattori ambientali che possono contribuire al declino cognitivo e alla demenza”. Si parte da “comportamenti salutari e interventi sullo stile di vita tra cui l’allenamento e la stimolazione cognitiva e la partecipazione ad attività sociali per gli adulti con funzioni cognitive normali o che presentano un lieve deterioramento cognitivo”. Gli esperti suggeriscono inoltre “interventi che riducono il rischio di malattie non trasmissibili”, quali “l’aumento dell’attività fisica, lo stop al fumo, la riduzione del consumo di alcol, l’adozione di una dieta sana e una nuova raccomandazione per ridurre l’esposizione allo smog”. Ancora, “la gestione di patologie cardiometaboliche come ipertensione, diabete e colesterolo alto può contribuire a ridurre il rischio di demenza”. Anche “gli apparecchi acustici possono essere offerti come parte delle strategie di riduzione del rischio”. All’opposto, “per ridurre il rischio di declino cognitivo e/o demenza le linee guida non raccomandano l’integrazione con vitamine B ed E, acidi grassi polinsaturi omega-3 (Pufa) e multivitaminici/minerali in assenza di una carenza diagnosticata – precisa l’Oms – a causa della mancanza di prove di potenziali benefici che superino gli effetti collaterali inattesi”.
FONTE: OMS